20 marzo

 

“Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria”
(Il barone rampante, Italo Calvino, 1957)

Appena finiti i festeggiamenti per i papà (nonni compresi), in casa di Lola è già l’ora di organizzare un’altra festa: domani infatti ricorre il suo compleanno e il primo giorno di primavera!
Approfittando della presenza di papà Ugo e con la complicità in cucina di nonna Caterina, Lola tutti gli anni per il suo compleanno organizza un pic-nic sotto l’albero di ciliegio, ormai in fiore, con amici e parenti.

Il pic-nic per la doppia ricorrenza è da sempre una tradizione della sua famiglia che per quell’occasione si spostava nell’entroterra ligure, dove il vento passando tra elci, olivi, roveri e magnolie, si accompagnava al profumo del mare.
Sempre, dopo il pranzetto all’aperto tutti quanti desideravano appisolarsi sul prato, solo Lola non ne voleva sapere e cercava di coinvolgerli nei suoi giochi, disturbando il momento di siesta, così a papà Ugo, venne l’idea di raccontarle una storia ambientata nella “vicina tenuta di Ombrosa”:

“Un po’ di tempo fa, Cosimo Piovasco di Rondò, un bambino di 12 anni appartenente a una ricca famiglia nobile di queste parti, un giorno si rifiutò di mangiare le lumache preparate dalla sorella («Ho detto che non voglio e non voglio!» - disse) e come gesto di ribellione salì sull’elce del giardino di casa sua e decise che da li non sarebbe mai più sceso. E così fu”.

(da Il barone rampante, Italo Calvino, mondadori)
Cosimo era sull’elce. I rami si sbracciavano, alti ponti sopra la terra. Tirava un lieve vento; c’era sole. Il sole era tra le foglie, (…). Cosimo guardava il mondo dall’albero: ogni cosa, vista di lassù, era diversa, e questo era già un divertimento.

L’elce era vicino a un olmo; le due chiome quasi si toccavano. Un ramo dell’olmo passava mezzo metro sopra a un ramo dell’altro albero; fu facile (…) fare il passo e così conquistare la sommità dell’olmo, che non aveva mai esplorato, per esser alto di palco e poco arrampicabile da terra. Dall’olmo, sempre cercando dove un ramo passava gomito a gomito con i rami d’un’altra pianta, si passava su un carrubo, e poi su un gelso. Così Cosimo avanzava da un ramo all’altro, camminando sospeso sul giardino.

Cosimo era sulla magnolia. Benché fitta di rami questa pianta era ben praticabile a un ragazzo esperto di tutte le specie d’alberi (…); e i rami resistevano al peso, ancorché non molto grossi e d’un legno dolce che la punta delle scarpe di Cosimo sbucciava,aprendo bianche ferite nel nero della scorza; ed avvolgeva il ragazzo in un profumo fresco di foglie, come il vento le muoveva, voltandone le pagine in un verdeggiare ora opaco ora brillante…

Lola era rapita da questa storia e poi il barone aveva ragione, le lumachine non si mangiano!

Papà Ugo continuò:
“Per tantissimi anni, Cosimo non scese più sulla terra, spostandosi di chioma in chioma, di bosco in bosco, di foresta in foresta, di paese in paese, di avventura in avventura…

Grazie anche ai racconti di nonno Armand Lola era molto amica degli alberi, i giganti verdi, conosceva bene la loro importanza per la nostra vita sulla terra. Come sarebbe stato bello vivere lassù, pensava mentre stava con il naso all’insu, rampa di lancio del suo sguardo alla ricerca di qualche traccia di Cosimo…

Già, perché sua papà si “ “dimenticò” “ di dirle che era il soggetto di un famoso romanzo di Italo Calvino, e non una storia vera… anzi aggiunse anche un particolare “originale e inedito”:

Pare che Cosimo passi spesso da queste parti alla ricerca di cibo avanzato dalle persone che fanno pic nic, ma si fa vivo solo se le persone sono addormentate… zzz…zz..z.
Come lui, appunto. Finalmente, pensaro tutti.

Da allora ad ogni pic nic quando i grandi si appisolavano al sole, Lola rimaneva in silenzio a guardare con un occhio mezzo aperto e uno mezzo chiuso le chiome degli alberi.
Viste da sotto le piante le parevano città, i rami strade da percorrere, per raggiungere giocando con la sua immaginazione il giovane barone ribelle e magari di riuscire a convincerlo a portarla con sè…

Solo molti anni più tardi Lola, proprio seduta sotto la chioma di un leccio del suo giardino, lesse il romanzo, tutto d’un fiato, seguendo l’amico immaginario fino all’albero di noce per salutarlo alla partenza del suo viaggio sulla mongolfiera.


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